Fè, Finché morte non ci separi

Finché morte non ci separi è una scultura e installazione di Federica Sutti, in arte Fè, che affronta con forza poetica e simbolica il tema della violenza di genere e dell’intimità tradita. Su fredde lastre di marmo — reliquie di un sacrificio silenzioso — giacciono rossetti spezzati, non più rossi di desiderio, ma di ferite. Accanto, una lama: non un semplice oggetto, ma sigillo del passaggio tra cura e distruzione, amore e annientamento.

L’opera riflette sulla grammatica della violenza quotidiana, dove il gesto, il corpo e il rituale domestico si deformano fino a diventare strumenti di dominio. Il marmo, nella sua solennità glaciale, conserva l’irreversibilità del dolore e la memoria di ciò che non può essere dimenticato.

I rossetti, diversi per colore e forma, diventano un catalogo tragico di violenza trasversale — che attraversa età, identità e geografie — trasformandosi in metafora universale della condizione femminile e della fragilità dell’amore.

Finché morte non ci separi mette a nudo il paradosso più crudele: quando l’amore, invece di accogliere, possiede fino a cancellare.