Eleonora Gugliotta, Ambienti #2 – Soffitta, Ex Convento, Valdilana (BI), 2024

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Ambienti #2 – Soffitta, Ex Convento, Valdilana (BI), stampa fine art, 90×60 cm

Installazione tessile site-specific in fili multicolore inseriti all’interno di uno spazio architettonico abbandonato (una soffitta di ex-convento), successivamente documentata come stampa fine-art.

In Ambienti#2 – Soffitta, Ex Convento, Valdilana (BI), Eleonora Gugliotta prosegue il suo progetto Ambienti con una intensa reinterpretazione di uno spazio abbandonato — una soffitta che un tempo serviva all’architettura conventuale — trasformandolo in un campo visivo e simbolico dove memoria, materia e colore dialogano. L’intervento tessile, composto da una rete di fili vibranti che attraversano tetto, travi e lucernari, ridefinisce la geografia dello spazio: ciò che prima era invisibile o marginale diviene protagonista. I fili multicolore si insinuano tra le strutture lignee e le superfici invecchiate, creando tensioni visive e architetture effimere che suggeriscono nuovi percorsi di visione e contemplazione. Nell’opera, la soffitta non è più solo locale tecnico o deposito, ma diventa luogo di trasformazione e sospensione temporale: le trame di colore introducono una dimensione di leggerezza e sospensione, contrapponendosi al peso storico e materiale del sito.

La stratificazione di linee crea nuovi vuoti, nuove aperture, generando una “struttura dentro la struttura” che invita lo spettatore a osservare non tanto il luogo come era, ma come può essere pensato dall’arte. Attraverso questa azione, Gugliotta esplora il confine tra presenza e assenza, funzione e inattività, abitabilità e abbandono. La scelta della soffitta come luogo — tipicamente spazio residuale, nascosto e sovente dimenticato — rafforza il tema della visibilità delle tracce e della riserva della memoria: i fili rappresentano il passaggio dell’artista e delle presenze che non sono più visibili, ma che continuano a risuonare nell’edificio. L’opera, in definitiva, agisce come metafora dell’interiorità: uno spazio che si fa corpo, che si lascia attraversare, che si riempie di segni e di luce. È un invito a riflettere su ciò che resta quando la funzione è cessata, su come l’arte possa rigenerare il residuo, rendendo visibile ciò che era invisibile.