Monica

Taglietti

Il mio lavoro oscilla tra due estremi: la città e la montagna, il rumore e il silenzio, il movimento e la contemplazione

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Monica Taglietti

Monica Taglietti, nata a Brescia nel 1998, trasforma la realtà in immagine fin dai tempi di una vecchia Kodak analogica usata alle elementari. Il suo percorso fotografico, iniziato tra il dinamismo della fotografia notturna, si è evoluto nel tempo verso l’osservazione dell’imprevedibilità urbana e dei silenzi d’alta quota, costruendo un linguaggio visivo sospeso tra due mondi apparentemente opposti ma profondamente complementari.

Monica collabora come fotoreporter con l’Associazione True Quality, documentando la riqualificazione di Brescia attraverso la Street Art. Il suo sguardo cattura le subculture cittadine, la cruda realtà della strada, i muri che diventano tele e le comunità che si riappropriano degli spazi urbani attraverso l’arte. Lavora inoltre come freelance per aziende ed eventi, portando la sua sensibilità documentaristica in contesti commerciali senza mai perdere l’autenticità dello sguardo.

Quando non è immersa nelle dinamiche cittadine, Monica cerca rifugio nella montagna. L’arrampicata e l’escursionismo diventano per lei momenti di indagine visiva, dove la macchina fotografica si fa lente per restituire non solo scorci ma emozioni profonde. La vastità della natura, il silenzio delle altitudini, la verticalità delle pareti rocciose sono terreni di esplorazione tanto fisica quanto estetica, dove il corpo e lo sguardo si muovono all’unisono.

Lo stile di Monica Taglietti è prevalentemente monocromatico, diviso tra digitale e analogico in un dialogo continuo tra tecnologie e approcci. La sua fotografia ricerca un equilibrio essenziale tra pieni e vuoti, luci e ombre, eliminando il superfluo per arrivare all’essenza del soggetto. Che si tratti di documentare il frastuoso contesto urbano o la quiete delle altitudini, il suo lavoro mira a creare un linguaggio universale dove ogni frammento racconta una storia differente.

Il lavoro di Monica si muove tra due polarità: la città e la montagna, il rumore e il silenzio, il movimento e la contemplazione. Ma è proprio in questa oscillazione che emerge la sua cifra distintiva: la capacità di trovare connessioni profonde tra mondi apparentemente distanti, di portare lo stesso sguardo attento e rispettoso sia nei vicoli urbani che sulle cime alpine. La fotografia diventa così strumento di comprensione del reale e delle emozioni che esso genera, un modo per attraversare e restituire l’esperienza del mondo contemporaneo in tutte le sue sfaccettature.

Mostre e Riconoscimenti selezionati
  • /Grèm·bo/, con Marta Tessaroli, Sottoscala, Brescia, 2025