Descrizione
Partendo dall’iconico gruppo scultoreo ellenistico del Laocoonte, conservato ai Musei Vaticani, Mafille opera una rilettura contemporanea del dramma classico. La celebre scena che raffigura il sacerdote troiano e i suoi figli attaccati dai serpenti diventa qui un campo di sperimentazione dove memoria storica e linguaggio contemporaneo si intrecciano.
L’artista utilizza la sua caratteristica tecnica mista che fonde ricamo, pittura e collage, creando una stratificazione semantica e materica: alla base troviamo un collage in bianco e nero, in alto pennellate di verde acido, blu elettrico e viola irrompono nella composizione, infine il ricamo a filo rosso disegna con dinamismo tre nuove figure in primo piano, rappresentate nell’atto di farsi un selfie davanti al capolavoro marmoreo. Un gesto quotidiano che contrasta con il dramma della scena originale – metafora universale del conflitto, della sofferenza, ma anche della resistenza – e ci interroga sul nostro rapporto con la condivisione e la tecnologia.



